Si è conclusa anche la ventisettesima edizione del Cala Gonone Jazz Festival, nonostante un clima capriccioso, la soddisfazione è stata grande. L’associazione culturale Intermezzo Nuoro decide di proporre e combinare alcune scelte fatte in precedenza con grandi risultati e l’incoraggiante conferma del pubblico.

 “Tutto è perfettibile, ma questa è una formula che ci ha gratificato molto e vorremmo poterla ripetere anche il prossimo anno” riassume il direttore artistico del festival Giuseppe Giordano “Ci siamo impegnati e messi a disposizione del pubblico fornendo una soluzione che potesse venire incontro agli amanti della musica anche in questo momento difficile da un punto di vista economico, ma non per questo abbiamo svalutato l’offerta che rimane sempre di qualità”.

Gli spettacoli si sono articolati in quattro, intensi giorni che hanno reso il soggiorno nella piccola ed esuberante cittadina ancora più movimentato.

L’arsura pervasiva di questo piccolo golfo, che si protende e conserva come ultimo tratto dell’impenetrabile e meravigliosa Barbagia, ha condiviso questo lungo weekend con qualche sferzata di vento e pioggia, abili domatori di montagne e sovvertitori di eventi prestabiliti. Il tutto sapientemente affrontato dagli organizzatori della manifestazione  che si sono prodigati affinché traversate e concerti si svolgessero senza intoppi anche quando gli ostacoli potevano apparire insormontabili. Così è stato per la seconda serata all’Acquario, messa a rischio da un improvviso temporale e che ha trovato un rifugio asciutto e accogliente all’interno della struttura turistica, grande attrazione del paese.

Il fiore all’occhiello della manifestazione è stata l’adozione, anche quest’anno, delle Grotte del Bue Marino come scenario delle esibizioni mattutine nelle quali si è contata la partecipazione di un migliaio di avventori. Luogo custode di un passato che suggerisce credenze magiche e sortilegi evocatori della Natura, magnifica e imponente presenza capace strabiliare e sorprendere gli artisti stessi, persi in continue ispirazioni e considerazioni sulla bellezza di questo insolito palco.

Anche i concerti serali sono stati rappresentativi del successo di quest’edizione. A partire dalla prima giornata con Gloria Campaner & Leszek Mozdzer il cui atteggiamento cordiale e ironico ha concesso di conoscere più da vicino questi giovani virtuosi, mostratisi al pubblico come interpreti del pianoforte, ma non per questo privi di una propria forte personalità; rispettosi esecutori da un lato,  dissacratori dall’altro. Una rivisitazione fuori da schemi rigidi e lontana da quell’inflessibile esecuzione che rende questo genere amato e familiare.

Una performance incredibilmente intima e sorprendente ha travolto e trascinato gli spettatori in questo acceso confronto musicale vissuto come una trama teatrale: la sovrapposizione di voci, le uscite di scena, i monologhi, il ricongiungimento e di nuovo “il dialogo” in uno stravolgimento del genere classico che si annovera tra le migliori fusion di sempre.

La breve crociera verso le Grotte del Bue Marino ha cullato curiosi e assidui avventori del Cala Gonone Jazz Festival in un viaggio lieto per assistere al concerto del duo Interiors.

La coppia, composta da Valerio Corzani e Erica Scherl, ha proposto diverse chiavi interpretative della musica illustrando prima di ogni pezzo, le peculiarità di ogni brano spesso accompagnato dallo storytelling di Corzani.

Prendendo spunto dalle radici popolari presenti in tutto il mondo (Romagna compresa) il duo ha creato uno strumento con la funzione di un basso che prevede l’uso di un’unica corda sostituita egregiamente da una “gloriosa cima da barca”, una vecchia tinozza come cassa e un bastone ricurvo per tenderla.

I veri protagonisti di questa inusuale performance non sono solo gli strumenti a corda; l’ausilio del digitale, sostenuto dal violino elettrico della Scherl -stridente, armonico, melodioso e amabile- ha consentito a centinaia di culture, ritmi e suoni di convogliarsi nei medium elettronici ed esplodere in una creazione artistica capace di trasportare l’ascoltatore attraverso le atmosfere cupe e magiche delle foreste orientali; nelle misteriose profondità marine o in distorti e inquietanti scenari fantascientifici.

La sera all’Acquario il trio di Zappareddu ha risvegliato l’animo dei nostalgici offrendosi come devoti al fusion jazz per puristi e al rock dal gusto vintage. Marcello Zappareddu, Alfideo Farina e Alessandro Canu hanno l’ambizione e le ispirazione giuste per proseguire questo cammino affermandosi in questo campo, i tre hanno eseguito alcuni brani originali e altri dei numero uno del jazz tra cui Pat Metheny, Miles Davis e un brano di Bruno Martino dedicato al compianto Isio Saba, pioniere del jazz in Sardegna e in Italia. Alla fine del concerto, lo spazio si è prestato alla degustazione di vini e formaggi di Dorgali.

Grandi entusiasmi anche per l’inatteso intervento del pianista polacco al secondo spettacolo in teatro, quello che ha visto protagoniste le chitarre di Stochelo Rosenberg e Battista Giordano collaudato duo e garante di una travolgente esplorazione artistica e culturale. Ritrovatisi sulla stessa scena, un’incredibile sintonia ha trascinato gli artisti in composizioni sorprendenti infondendo nel pubblico lo spirito puro del musicista in un’improvvisazione che segna l’adattabilità dell’artista fuori dagli schemi, dediti alla spasmodica ricerca di commistioni fresche e imprevedibili.

La serata ha concesso al pianista polacco di esibirsi anche in assolo utilizzando al meglio tutte le potenzialità del suo strumento in un momento di assoluta esplorazione dello stesso. Rosenberg e Giordano hanno poi proseguito con alcuni pezzi composti a quattro mani, già presentati in occasione del festival AnimaneraMediterranea, integrando diversi brani di precedenti esperienze artistiche e una singolare reinterpretazione della musica tradizionale sarda.

Ad aprire la mattina di sabato 2 agosto l’istrionico Baba Sissoko alle Grotte del Bue Marino, luogo altamente suggestivo con un’ottima acustica e la possibilità di assistere ai concerti in una cornice che conserva i toni di confidenziali di una riunione tra pochi intimi. Il polistrumentista maliano si è lasciato ispirare da questa natura ottenendo la partecipazione degli spettatori, tra cui anche alcuni bambini con cui ha condiviso canti infantili e grandi sorrisi.

La sera all’Acquario il maltempo ha colto la località marittima, tuttavia lo staff e la Rural Electrification Orchestra non si sono persi d’animo accogliendo gli intirizziti, ma caparbi avventori all’interno della struttura.

Un particolare riconoscimento è dovuto anche al Tingvall Trio il sabato sera, in un concerto che ha concesso due bis e il plauso del pubblico in visibilio. I tre hanno presentato la loro ultima fatica al Teatro Comunale, “Beat”, un lavoro ampiamente strutturato grazie alle ispirazioni arrivate da una lunga tournée mediante la quale sono venuti a contatto con diverse concezioni e percezioni del mondo. L’arco sul contrabbasso di Rodriguez Calvo unito ad un pizzicato vibrante e suadente; i toni gravi e veloci del piano di Martin Tingvall accompagnati dalla sezione ritmica e incalzante di Jürgen Spiegel, hanno seguito tracce melodiche individuali cercando spazi emotivi propri, ritrovandosi in un armonico incedere, in un percorso simile a un rito iniziatico, una sorta di cerimonia di crescita, un’esplorazione che è stata capace di sorprendere positivamente i presenti.

La domenica le nuvole hanno lasciato il golfo liberando l’aria circostante e concedendo un momento di ventilata tregua per l’ultima esibizione alle grotte con il concerto degli Aero 5th, un organico di giovani nuoresi il cui debutto è avvenuto con la formazione del Cala Gonone Jazz Orchestra al festival AnimaneraMediterranea in dicembre. Il quintetto può quindi contare su una solida sezione ritmica nello sviluppare variegati sentieri, che partono dal tango moderno (dagli Aires Tango a Piazzolla, passando per Evan Lurie) fino ad arrivare al Latin Mood di Bosso e Girotto; lungo la strada, incursioni nel jazz più classico, una serie di brani originali e un saluto/omaggio a Stochelo Rosenberg.

All’Acquario, in quest’ultima serata confortata da vini e formaggi, Fabrizio Fogagnolo ha guidato il trio KoineJazz in una sessione dai ritmi nostalgici. L’atteggiamento fresco e ironico ha reso particolarmente apprezzabile questa band composta dal maestro Nicolò Cattaneo al piano e il giovanissimo batterista Martino Malacrida. Il gruppo ha seguito una scaletta ispirata dall’opinione degli ascoltatori volta a rendere dinamica ed estemporanea ogni composizione proposta.

La notte si fa interprete di un’altra crescita artista, quella del quartetto di Enzo Favata con la recente formazione che ha visto la presenza del talento in ascesa Enrico Zanisi al piano e gli estrosi e più esperti U.T. Gandhi alla batteria e Danilo Gallo al contrabbasso. L’esibizione si è basata principalmente sull’album Inner Roads, un progetto molto caro al sassofonista algherese che ha proposto diverse varianti di questo importante percorso concedendo anche l’espressione individuale di ognuno dei componenti del quartetto in un ipnotico crescendo verso nuove riletture di brani di repertorio grazie all’improvvisazione, la chiave giusta -secondo Favata- per rendere unica un’esecuzione altrimenti ordinaria e priva di nuovi stimoli.

Tirando le somme, quest’ultima edizione del Cala Gonone Jazz Festival ha intrapreso una sfida che l’ha vista ostinata a procedere in una direzione che metta in risalto un territorio spesso penalizzato da inquadrature fisse sormontate da preconcetti incrollabili, margini spessi e invalicabili smontati pezzo per pezzo in una stretta sinergia con l’amministrazione locale sempre più determinata a costruire un futuro nuovo e un’immagine edificante di una regione strenua difenditrice di illustri e annose tradizioni trascurate da un turismo che guarda verso l’esterno senza cedere il passo allo sconforto, ma portando in campo l’esperienza di ventisei anni di grandi successi con un indeclinabile livello delle iniziative.

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